Come leggere il quadro
Il quadro descrive le competenze che caratterizzano la figura del welfare designer, organizzate in cinque aree. Ogni area indica le competenze specifiche che la compongono; ciascuna competenza può essere posseduta a uno di tre livelli di padronanza.
- Base. Il professionista applica la competenza con la supervisione di un collega più esperto, in incarichi circoscritti e con strumenti già definiti.
- Autonomo. Il professionista conduce in autonomia incarichi di media complessità, sceglie gli strumenti adatti al contesto e risponde dei risultati verso il committente.
- Esperto. Il professionista progetta sistemi complessi che coinvolgono più enti e più fonti di finanziamento, forma e supervisiona altri professionisti e contribuisce alla definizione degli standard della professione.
I livelli non sono gradi gerarchici: una stessa persona può essere esperta in un’area e autonoma o di base in un’altra. Il quadro è parte integrante del Profilo professionale.
Area 1. Lettura dei bisogni e dei territori
Comprendere il bisogno reale di una popolazione o di un territorio, distinguendolo da quello presunto, e riconoscere le risorse già presenti. È l’area da cui dipende la qualità di tutto il lavoro successivo.
- Raccogliere e interpretare dati territoriali e amministrativi (demografia, servizi, piani di zona, osservatori).
- Condurre interviste, focus group e ascolto strutturato con persone, operatori e amministratori (analisi dei bisogni).
- Costruire una mappatura degli attori, delle risorse e delle relazioni di un territorio.
- Individuare le interruzioni nei percorsi delle persone tra un servizio e l’altro.
- Restituire la lettura dei bisogni in forma condivisibile con i soggetti coinvolti.
Area 2. Normativa e istituzioni
Conoscere le regole e le istituzioni che governano il welfare e il terzo settore, per collocare correttamente ogni intervento e scegliere gli strumenti giuridici adeguati.
- Conoscere la disciplina del terzo settore e le forme giuridiche degli enti.
- Applicare gli istituti dell’amministrazione condivisa: co-programmazione, co-progettazione, accreditamento.
- Orientarsi nel sistema dei servizi sociali: livelli di governo, ambiti territoriali, programmazione.
- Conoscere le specificità degli enti religiosi e del loro patrimonio (ente ecclesiastico).
- Trattare i dati personali raccolti nel rispetto della normativa vigente.
Area 3. Progettazione e facilitazione
Trasformare la lettura dei bisogni in un disegno di servizio costruito insieme a chi lo gestirà e a chi lo userà, conducendo processi in cui soggetti diversi lavorano a un obiettivo comune.
- Progettare e condurre processi di progettazione partecipata e tavoli di co-progettazione.
- Facilitare gruppi di lavoro composti da enti, operatori e destinatari, gestendo divergenze e conflitti.
- Definire prototipi e sperimentazioni su piccola scala prima dell’avvio a regime.
- Costruire e formalizzare partenariati tra enti.
- Applicare i metodi del service design al contesto del welfare.
Area 4. Economia e governance
Assicurare che un servizio o un modello possa durare oltre il primo finanziamento, stabilendo chi paga, chi decide e chi risponde.
- Costruire piani economici pluriennali e stimare costi fissi e variabili.
- Comporre un mix di fonti di finanziamento: risorse pubbliche, fondazioni, tariffe, patrimonio degli enti (modello di sostenibilità).
- Progettare assetti di governance per reti e partenariati, con regole decisionali e di uscita.
- Scegliere lo strumento giuridico adeguato alla collaborazione: convenzioni, accordi, reti, associazioni temporanee.
- Leggere e preparare la documentazione economica richiesta da finanziatori pubblici e privati.
Area 5. Valutazione e rendicontazione
Definire fin dall’inizio il cambiamento atteso e il modo di riconoscerlo, e restituire i risultati a chi finanzia, a chi gestisce e alle comunità.
- Costruire una teoria del cambiamento con i soggetti coinvolti.
- Definire indicatori di prodotto, di esito e di impatto, con fonti e tempi di rilevazione.
- Impostare sistemi di monitoraggio proporzionati alla scala dell’intervento.
- Condurre o commissionare una valutazione di impatto sociale, secondo le linee guida vigenti.
- Curare la rendicontazione verso finanziatori, enti e comunità, anche attraverso il bilancio sociale.
Uso del quadro
Il quadro è pensato per quattro usi.
- Autovalutazione. Chi esercita la professione può collocarsi, area per area, su uno dei tre livelli e individuare le competenze da rafforzare.
- Percorsi formativi. Enti di formazione e università possono costruire o riconoscere percorsi che coprono una o più aree, indicando il livello atteso in uscita.
- Incarichi degli enti. Un ente che intende avvalersi di un welfare designer può descrivere l’incarico in termini di aree e livelli richiesti, e verificare le competenze dei candidati su questa base.
- Attestazione. Quando l’associazione professionale sarà costituita, il quadro costituirà il riferimento per gli standard qualitativi e per l’attestazione rilasciata agli iscritti ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4.
Il quadro è pubblicato come bozza in consultazione e segue le regole di revisione del Profilo professionale.