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Welfare DesignerLa figura professionale che progetta il welfare a partire dai bisogni

Domande frequenti

Domande frequenti

Le risposte brevi alle domande più comuni. Per approfondire, ogni risposta rimanda alle sezioni del portale.

La figura

Che cos’è un welfare designer?

È il professionista che guida la progettazione di servizi, politiche e modelli di welfare a partire dai bisogni delle comunità, coordinando enti pubblici, privati e del terzo settore e costruendo le condizioni organizzative ed economiche perché gli interventi durino. Il riferimento è il profilo professionale pubblicato su questo portale.

Il welfare designer è una professione riconosciuta?

Non esiste un albo. La figura rientra tra le professioni non organizzate in ordini o collegi, disciplinate dalla legge 14 gennaio 2013, n. 4, che consente di costituire associazioni professionali e di rilasciare attestazioni di qualità ai propri iscritti. Il portale sta costruendo questo percorso.

Che differenza c’è con l’assistente sociale?

L’assistente sociale è una professione regolamentata con albo, centrata sulla presa in carico delle persone e delle famiglie. Il welfare designer lavora sul disegno dei servizi e dei sistemi, non sui singoli casi, e non sostituisce le professioni regolamentate.

E con il progettista sociale o il valutatore d’impatto?

Il progettista sociale redige e gestisce progetti, spesso legati a bandi; il valutatore misura gli effetti di interventi già definiti. Il welfare designer interviene prima del bando, sui bisogni e sul modello, integra la valutazione nella progettazione fin dall’inizio e accompagna il servizio oltre il primo finanziamento.

Welfare design e welfare aziendale sono la stessa cosa?

No. Il welfare aziendale riguarda i benefit e i servizi che un’impresa offre ai propri dipendenti. Il welfare design riguarda la progettazione di servizi e politiche per una comunità o un territorio, con enti pubblici, religiosi e del terzo settore.

Diventare welfare designer

Quale laurea serve?

Nessuna in particolare. I welfare designer provengono da scienze del servizio sociale, scienze politiche, sociologia, economia, giurisprudenza, design dei servizi. La figura nasce dall’incontro di più discipline; la pagina Formazione e accesso descrive le aree di studio di riferimento.

Quanto conta l’esperienza rispetto alla formazione?

Molto. Il percorso tipico prevede almeno un ciclo completo di progettazione sul campo, dalla lettura dei bisogni alla rendicontazione. Il quadro delle competenze permette di valutare a che livello ci si trova in ciascuna area.

Come posso valutare le mie competenze?

Con lo strumento di autovalutazione del portale, che per ciascuna delle cinque aree chiede di collocarsi in uno dei tre livelli: base, autonomo, esperto. Il risultato resta sul dispositivo di chi lo compila.

Cosa comporta aderire alla rete?

L’adesione è gratuita e non comporta impegni economici. Chi aderisce riceve gli aggiornamenti, può commentare le bozze dei documenti e partecipare agli incontri di lavoro. Quando l’associazione sarà costituita, potrà chiedere l’iscrizione con le regole dello statuto.

Per gli enti

Quando ha senso coinvolgere un welfare designer?

Quando un ente vuole avviare un nuovo servizio, ripensarne uno che non risponde più ai bisogni, lavorare con altri enti su un problema comune, orientare le erogazioni all’impatto o affrontare un percorso di co-programmazione o co-progettazione. In generale, quando il rischio è partire dalla soluzione invece che dal bisogno.

Come si affida l’incarico?

Le forme più comuni sono l’incarico professionale per un percorso definito, l’accompagnamento continuativo, la partecipazione a un partenariato o, negli enti più grandi, una funzione interna. Il portale pubblica uno schema di incarico che gli enti possono adattare.

Cosa riceve l’ente alla fine del lavoro?

Un prodotto riconoscibile per ciascuna delle sei fasi del metodo: l’analisi dei bisogni, la mappa degli attori e delle risorse, il disegno del servizio, il piano di sostenibilità e l’assetto di governance, la teoria del cambiamento con il piano di valutazione, le relazioni di accompagnamento e la rendicontazione.

Il welfare designer scrive anche i progetti per i bandi?

Spesso sì, ma non è il punto di partenza. Il bando è uno strumento per finanziare un’idea: il welfare designer lavora prima sull’idea, sui bisogni e sul modello, e poi cerca le risorse adatte, che possono essere un bando, un accordo con l’ente pubblico, una fondazione o il patrimonio dell’ente stesso.

Il portale

Chi cura i contenuti?

Una redazione che, in questa fase, risponde al titolare del portale. Le bozze dei documenti di riferimento sono in consultazione pubblica; chi aderisce alla rete partecipa agli incontri di revisione. Quando l’associazione sarà costituita, l’approvazione passerà ai suoi organi.

Posso riusare i testi?

I testi sono pubblicati con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0: possono essere riprodotti e adattati citando la fonte. Ogni voce e ogni documento propongono una formula di citazione.

Come segnalo un errore o propongo una voce?

Scrivendo alla redazione, all’indirizzo indicato nella pagina Il progetto. Gli errori segnalati vengono corretti e, se rilevanti, annotati tra le notizie.